IL GIOCO DELL’OCA DI MEDUSA

Finalmente abbiamo stampato il Gioco dell’Oca di Medusa! A firma di Susanna Doccioli e di Stefano Verdini. In 100 copie numerate, con una presentazione di Roberta Borsani autrice di “Sul dorso di un’Oca” – Il simbolismo iniziatico del grande gioco e “La danza della vita” – comprendere il femminile attraverso le fiabe. La confezione comprende: 1 tabellone da gioco (aperto 45 x 68 cm, chiuso 22,5 x 22,5 cm) , 6 pedine, 2 dadi, le regole del gioco. La confezione presenta una grafica xilografica stampata a mano.
Per maggiori info: hopeyote@yahoo.it | stefanover@gmail.com

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Il Gioco dell’Oca è il gioco di percorso più antico, lo schema a 63 caselle è quello della tradizione.
Il percorso segue un movimento a spirale, può simboleggiare una situazione, una vicenda, un’avventura, lo scorrere del tempo, la vita.
Le caselle sono connotate da alcuni simboli, rimasti invariati da secoli.
Come nella vita siamo di fronte alla sorte, nel gioco si tirano i dadi, ci sono caselle fortunate e sfortunate.
Continuamente si susseguono immagini, sorprese, emozioni… in vista dell’arrivo.

Il Gioco dell’Oca è «un labirinto popolare dell’Arte sacra e una raccolta dei principali geroglifici della Grande Opera» (Fulcanelli, Le Dimore Filosofali).

«Questo ruolo iniziatore dell’oca è di certo estremamente antico […] Ne fa fede lo straordinario successo del Gioco dell’Oca, “ripreso” dai Greci, come si diceva al tempo di C. Perrault. E’ un gioco sostanzialmente simbolico; se ne attribuisce l’invenzione a Palamede, inventore anche degli scacchi e della dama. Il gioco consiste nel far avanzare una pedina, a seconda del numero tirato dai dadi, sulle caselle di una spirale che si avvolge verso l’interno da sinistra a destra. Ogni 9 caselle c’è un’oca diversa, fino alla sessantatreesima, che raffigura il giardino dell’oca. La prima casella è una porta o un portico. Quindi si alternano immagini simboliche, dei ponti, una locanda, un pozzo, un labirinto, la prigione, la morte. Alcuni di questi ostacoli obbligano a tornare indietro, e il giocatore attraversa così un terreno insidioso e accidentato. Si tratta senza dubbio di un gioco iniziatico, ma se ne è perduta la chiave. Eliphas Lévy vi vedeva una variante dei tarocchi, di cui riconosceva nei geroglifici le immagini tradizionali» (Jean Paul Clébert).

S.O.S. “Il mondo è di tutti”

“…Perchè ogni bambino che viene in questo mondo,
il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo.
Deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.”
Gianni Rodari

S.O.S. "Il mondo è di tutti" - Linoleum e Acquerello

Linocut and watercolour print for Tapirulan Competition, selected for International Exposition in Cremona. Size 25×25 cm

” A comprare la città di Stoccolma”

(Racconto tratto da “Favole al Telefono”, Gianni Rodari)

Al mercato di Gavirate capitano certi ometti che vendono di tutto, e più bravi di loro a vendere non si sa dove andarli a trovare.
Un venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l’Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un’ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma.
La comprò un barbiere, in cambio di un taglio di capelli con frizione. Il barbiere inchiodò tra due specchi il certificato che diceva: “Proprietario della città di Stoccolma”, e lo mostrava orgoglioso ai clienti, rispondendo a tutte le loro domande.
“E’ una città della Svezia, anzi è la capitale”.
“Ha quasi un milione di abitanti, e naturlmente sono tutti miei”.
“C’è anche il mare, si capisce, ma non so chi sia il proprietario”.
Il barbiere, un poco alla volta, mise da parte i soldi, e l’anno scorso andò in Svezia a visitare la sua proprietà. La città di Stoccolama gli parve meravigliosa, e gli svedesi gentilissimi. Loro non capivano una parola di quello che diceva lui, e lui non capiva mezza parola di quello che gli rispondevano.
“Sono il padrone della città, lo sapete o no? Ve l’hanno fatto, il comunicato?”
Gli svedesi sorridevano e dicevano di sì, perchè non capivano ma erano gentili, e il barbiere si fregava le mani tutto contento:
“Una città simile per un taglio di capelli e una frizione! L’ho proprio pagata a buon mercato”.
E invece si sbagliava e l’aveva pagata troppo. Perchè ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo. Deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.