Tracce, profondità e scorribande

Susanna Doccioli
dal 22 gennaio al 16 aprile 2026

inaugurazione 22 gennaio 2026
Art Lab Residence,
Via Labicana 92, RomaWhatsApp Image 2026-01-19 at 12.23.39

L’incisione si potrebbe quasi definire la “scrittura della pittura“: ciò che nell’immediatezza del dipingere può sembrare simile al parlare, diventa qualcosa di più ragionato e guidato da regole sottili interne se ci si misura con il modo indiretto dell’incisione.

Susanna è nell’età che un grande maestro e professore aveva definito “Un’età bellissima: sei forte e sai tanto…“ Questa mostra lo dimostra.
La varietà stupefacente delle soluzioni che l’inciditrice riesce a mettere in atto somiglia a quella grazia a suo modo inimitabile che ha uno strumento suonato in modo virtuoso: libero ma coerente. La libertà e la fantasia non hanno necessariamente bisogno di un’incontrollata varietà di moduli: la sapienza sta nel far esprimere a ciascuna soluzione la poesia che nasconde. Non è fuori luogo parlare di poesia perché essa compare anche nei titoli, un’estensione a volte insospettata nel campo del significato (e anche dell’immagine) di forme che sono rigorose e potrebbero apparire impassibili.

Parlando più in dettaglio di quali soluzioni Susanna sa adottare per far scaturire l’abbondanza di sensi e di valori c’è anzitutto il gusto della serialità. Alcune tavole presentano numerosi spazi perimetrati in cui lo stesso modello (matrice o argomento figurativo) si ripete ma senza stanchezza. Potrebbe sembrare che questo esercizio impedisca di chiudere il discorso su una immagine unica e definitiva, ma, se ci pensiamo, in quanti modi risuonano le nostre parole – anche più usate – o quante sfumature hanno le espressioni più consuete persino mentre comunichiamo con le persone più vicine? Possono essere innumerevoli e mai ripetitivi, se naturalmente generati da uno slancio genuino.
Susanna lavora con il monotipo che significa “un’immagine e basta”; una volta data, c’è qualcosa di fatale nel consegnare tutto il lavoro a una sola persona che lo possiederà, quasi come un dono di sé. Per altri versi, tutto questo somiglia a quelle opere effimere fatte però con un’intenzione: i mandala, ad esempio, che offrono uno sguardo del mondo non effimero ma, fatto questo annuncio, vengono spolverati via; forse anche i nostri Madonnari che fanno scherzare con l’asfalto per poche ore le loro figure. Il monotipo è una scia della nostra stessa esistenza, di cui ci priviamo per continuare il cammino a dispetto dell’avida e gretta volontà di preservarsi indefinitamente.

Nei monotipi realizzati su matrici di metallo, c’è la possibilità di giocare con una quantità di sfumature che in questa mostra può risultare stupefacente: passaggi lievissimi come sussurri e accenni di forme che non diventano propriamente immagini, ma lasciano un vuoto che lo spettatore colma con il suo desiderio di figura.
Le matrici di linoleum sono invece incise con una certa severità, il segno è nitido, spesso geometrico, controllato. Da queste matrici, variamente sovrapposte e variamente colorate, si ottengono però dei movimenti, si creano delle distanze che, come si dice, “bucano” la piatta superficie mantenendo quel carattere di forme primordiali.
Cambiando tecnica, ecco che intervengono tutte le interferenze del caos che però, nelle immagini di Susanna, è quasi considerato un ospite gradito, da blandire, circoscrivere e quasi abbracciare per una foto ricordo.

I colori di Susanna sono sobri, molto sorvegliati. Per chi considera che la scelta dei colori abbia anche a che vedere con i sentimenti e le inclinazioni di ciascuno, questa sobrietà sembra quasi indicare che l’artista abbia bisogno di una sovrana moderazione nel rapportarsi con il mondo.

In alcune sequenze Susanna sperimenta il trascorrere del tempo come in certi passaggi che si potrebbero definire “annottamenti“ dove la tinta quasi monocromatica passa dalle sfumature trasparenti a quelle più cupe intense, inevitabilmente suscitando l’impressione di una giornata che tramonta o comunque di un evento che segue il suo corso.

Ci sono poi anche delle forme libere, quasi biomorfiche, morbide, stampate in sovrapposizione e piuttosto grandi, in un certo senso “scorribande“ in cui sembra di riconoscere la libertà priva di gravitazione che si prova nell’infanzia.
Qui i colori sono leggermente più vispi.

L’esperienza che deriva dalla visione della mostra è quella di una grande maturità d’artista, dove sia il passato sia l’urgenza del presente (a volte anche nascosto nei titoli) stanno bene insieme.

Gianluca Tedaldi

Surrealistic Pillow, xilografia, 2025

Surrealistic Pillow, xilografia, 2025

Abbraccio forte, monotipo, 2025

Abbraccio forte, monotipo, 2025

Standing next to me II, 9.7.2025, monotipo

Standing next to me II, 9.7.2025, monotipo

La montagna e l'acqua, libro - monotipo, 2025

La montagna e l’acqua, libro – monotipo, 2025

P.C. Attravero Beatrice, dedicato al Paradiso di Dante, linoleografia, 2021

P.C. Attravero Beatrice, dedicato al Paradiso di Dante, linoleografia, 2021

Usama Saad, Susanna Doccioli, Ursula Bonetti all'inaugurazione del 22.1.2025

Usama Saad, Susanna Doccioli, Ursula Bonetti all’inaugurazione del 22.1.2025

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